lunedì 31 agosto 2026

Sulla faccenda dei pacchetti e della Cina




Nel 2020 l'Europa stava per firmare il più grande accordo di libero scambio con la Cina, il CAI. 
CAI  non sta per 

CENTRO ANTI IMMIGRAZIONE   

Ma EU-China Comprehensive Agreement on Investment (CAI), ovvero Accordo Completo sugli Investimenti tra Unione Europea e Cina. 

Per discuterlo ci erano voluti 35 incontri e sette anni, metteva sul tavolo l'accesso paritario al mercato cinese, accordi sui diritti del lavoro in Cina, accordi sulla transizione energetica e accordi su relazioni finanziarie tra Cina ed EU. 
In sostanza la migliore offerta cinese ad un altro ente, un vero successo diplomatico per entrambi i blocchi, quello Europeo e quello cinese, ma soprattutto, un germoglio di diplomazia europea efficace e svincolata dagli interessi americani. 

Cosa che infatti non poteva durare, non sia mai che l'UE agisca per i propri interessi. 

 Il 21 dicembre 2020, Jake Sullivan  futuro consigliere per la Sicurezza Nazionale di Biden — twittò pubblicamente che l'amministrazione entrante "avrebbe accolto con favore consultazioni anticipate con i partner europei sulle nostre preoccupazioni comuni riguardo alle pratiche economiche della Cina".

Questo tempismo ci permette di parlare di due cose importanti. La prima è che l'UE stava cercando di emanciparsi dagli USA dopo quattro anni di presidenza Trump che avevano reso le relazioni transatlantiche sempre più fragili. La seconda è che bastava un piccolo segnale degli americani per riportare l'Unione Europea ad inseguire la pallina e mettersi a cuccia, da brava. 

Il 22 marzo 2021 — a due mesi dall'insediamento — Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Canada imposero sanzioni coordinate contro funzionari cinesi per lo Xinjiang. 
Perché mai? Ma perché, cito: 

"Questi quattro individui e un'entità sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, inclusa la detenzione arbitraria su larga scala e il trattamento degradante di uiguri e persone appartenenti ad altre minoranze etniche musulmane nella XUAR".

Le sanzioni vennero imposte in maniera coordinata da Usa, UE, UK e Canada. Già questo, alla luce di quello che stavano facendo gli Stati Uniti nei confronti dei musulmani è ridicolo, ricordate i divieti di viaggio per molti paesi musulmani durante la prima amministrazione Trump? 

Ma facciamo anche finta che dal 2016 al 2020 non sia successo niente di particolare dal punto di vista dei diritti umani negli Stati Uniti, oppure che lo stesso presidente non abbia, in un gesto estremo, diretto una folla di psicopatici a dare l'assalto al parlamento. 

Ma se nel 2021, cinque anni fa, si sanzionavano dei cinesi per la violazione dei diritti umani, dove sono le sanzioni per gli americani? dal 2024 ad oggi, ovvero da quando l'amministrazione Trump ha ripreso il potere, sono innumerevoli le violazioni documentate dei diritti umani dei migranti (alligator Alcatraz, someone?) dei cittadini americani (omicidi sommari dell'ICE, detenzioni senza mandato, una lunghissima lista di crimini), le minacce di invasione contro un alleato (la Danimarca, di cui la Groenlandia fa parte), imporre sanzioni contro i giudici della Corte Penale Internazionale (di cui gli USA non fanno parte, per giunta). 
Dio santo, hanno imposto dazi a tutta l'UE senza nessun motivo particolare e noi non abbiamo avuto nemmeno una minima spinta d'orgoglio, ogni micragnosa nazione europea ha tentato di salvaguardare il proprio interesse, contribuendo ad una debacle epocale. 

Perché sia chiaro, ci hanno preso a calci nel culo e noi siamo solo stati capaci di dire 

 "Yes sir, please stop sir". 


Non abbiamo trovato la spina dorsale nemmeno quando Mark Carney ci ha fatto vedere come si fa. Il presidente del Canada, uno stato che non ha nemmeno un decimo della leva che avrebbe l'Unione Europea, si è rotto le palle di ridiscutere un accordo commerciale che era già stato mediato dallo stesso Trump, qualche anno prima. 

Insomma, hanno dimostrato di avere dei principi. Nel frattempo la nostra Meloni si appiattiva sulle posizioni trumpiane, fino a quando Trump stesso non le ha ricordato che non gli importa nulla delle affinità ideologiche, a lui piacciono solo le persone che lo assecondano. E basta pochissimo perché un'alleata diventi improvvisamente una nemica, perché non ha concesso ai bombardieri USA di fare qualcosa che non potevano, per la legge italiana, fare. 

Con un alleato così, chi ha bisogno di nemici? 

E cosa facciamo noi, come Unione Europea? Agiamo in maniera decisiva, con un mascolino colpo di reni, imponiamo una tassa di 3 euro per ogni pacchetto che arriva fuori  dai confini  UE. 


Che non è qualcosa a cui sono contrario, anzi! I nostri sistemi postali sono sovraccarichi di puttanate comprate su Temu e Aliexpress, ben venga una legislazione che rallenta lo tsunami di iperconsumo. 

Ma non diciamo niente sulle merci prodotte in Israele, uno stato il cui capo del governo ha un mandato di arresto da parte della Corte Penale Internazionale? corte attaccata da USA e Israele, entrambi nazioni che non ne fanno parte perché fa il proprio lavoro.  O come direbbe Lindsay Graham, "Questa corte è per l'Africa e per i criminali come Putin" (Mica per noi!). 
Non so, guardando lo stato dell'unione europea ad oggi, la trovo una colossale incompiuta, un ente incapace di farsi valere né dal punto di vista etico (Vedi sopra) o commerciale (vedi relazioni commerciali con gli USA). 

Insomma, tassiamo pure sti cazzo di pacchetti, ma ricordiamoci che senza una politica fiscale ed estera comune, l'unione europea è morta, anche se ancora non lo sa. 

Kurdt. 

sabato 22 agosto 2026

Teoria e pratica del viaggio



Scrivo solo quando penso di avere qualcosa da dire, che non sia già stato detto centinaia di volte e che, a mio giudizio, sia interessante. Una delle cose di cui capisco qualcosa sono i viaggi.

Arrivare in un posto nuovo, guardarti attorno, capire come devi fare per risolvere i problemi che ti arrivano addosso uno dopo l’altro: questa cosa l’ho imparata a fare sin da bambino. Da bambino ho cambiato casa un paio di volte, in paesi diversi; poi, a 13 anni, sono finito in collegio a Spoleto. Quindi Pisa, Perugia, l’Egitto, la Tunisia, la Spagna, l’Australia, il ritorno in Italia; nel mezzo e dopo, decine di viaggi meno lunghi, da tre mesi alle due settimane, in ogni parte del mondo.

Nel tempo ho sviluppato una teoria per comprendere i posti in cui, di volta in volta, piombavo. Esiste una classificazione dei luoghi e dei viaggiatori che li possono raggiungere e, visto che sono appena tornato da un viaggio lungo e interessante in Etiopia, ve la descrivo.

I posti sperduti

Sono quei luoghi dove non esiste alcun modo di rimanere senza soffrire. Sono luoghi dove non c’è acqua, elettricità o un tetto sopra la testa. Non c’è internet né la linea telefonica, mangi quello che capita e, se stai male, sono cazzi tuoi, perché non ci sono ospedali nell’arco di 500 km e, comunque, non potresti raggiungerli perché non ci sono mezzi per arrivarci.

Qualche anno fa sono salito sulle montagne dell’Himalaya. A un certo punto, dopo quattro giorni di cammino, finiamo in un rifugio a 4.500 m e io, da povero stronzo, mi rompo le costole cadendo. E niente: oltre a una piccola disinfezione di fortuna, non ho potuto farci niente. Non potevamo chiamare nessuno, non c’era rete, non c’erano ospedali; il più vicino era dall’altra parte della montagna.

Così quello che ho dovuto fare è stato stare zitto e camminare per altri tre giorni, fino ad arrivare in un paese dove un tizio mi ha accompagnato in ospedale, a Leh, dove hanno solo potuto dirmi che mi ero rotto le costole e che ero sopravvissuto.

Nei posti sperduti, se ti capita qualcosa, sei fottuto.

Nei luoghi sperduti c’è una sola categoria di persone che ci finisce: gli esploratori. Quel tipo di persona che desidera vedere posti dove nessuno va, se non ci fosse davvero costretto.

Esistono ovviamente livelli anche nel tipo di esploratori che esistono al mondo. Quelli che esploravano l’Antartide con la slitta nel 1900 o che si infilavano nelle foreste per scoprire cosa ci fosse in mezzo, prendendosi ogni tipo di malattia, sono una categoria estrema: gente coraggiosa, con le palle quadrate e uno spirito indistruttibile.

Gente che, per soddisfare la propria curiosità, è disposta a mettere a rischio la vita.

Fanno parte di questa categoria anche gli astronauti.

I luoghi scomodi

Sono luoghi dove mancano spesso le principali comodità della vita moderna, o comunque sono comodità difficili da ottenere oppure ottenibili di tanto in tanto. Luoghi dove manca la corrente per giorni, l’acqua calda te la sogni e, per bere, l’acqua la devi bollire.

Questi sono posti che ti suggeriscono di fare attenzione a ogni passo, perché non ci sono molte possibilità di fare stronzate. Nel luogo vivono delle persone abituate a vivere senza le principali comodità della vita moderna.

I viaggiatori che ci finiscono sono definibili come i pionieri. Sono persone che vanno in quei luoghi, ci passano del tempo e documentano il viaggio, raccontando agli altri cosa si possono aspettare dall’esperienza. Viaggiare nella depressione del Danakil o al sud, nell’Oromia, in Etiopia, significa andare in posti così.

Sono posti intrinsecamente pericolosi, non perché qualcuno vi voglia male, ma perché nessuno ha abbastanza tempo da preoccuparsi della vostra sicurezza, né della propria.

Nell’ultimo viaggio, in Etiopia, arriviamo in un posto che sembrava avere un boiler per l’acqua calda. L’acqua calda non usciva, provo ad accenderlo e prendo una scossa bestiale che, per pura fortuna, non mi lascia attaccato al boiler. Non salta nessun contatore perché non esiste, la messa a terra è un concetto alieno e, in ogni caso, dopo aver passato cinque minuti riflettendo sulla futilità della vita, esco fuori e trovo una decina di tizi dell’Arabia Saudita che masticavano khat e insistevano per offrirlo alla mia compagna di viaggio.

N.d.A.: il khat è uno stupefacente; quei tizi non avevano buone intenzioni nei confronti di Giuliana.

E non era un posto sperduto, era un posto ordinario.

Una scimmia ha graffiato Giuliana. Siamo andati in due ospedali: erano pieni di gente moribonda. Da quelle parti vai in ospedale solo se sei moribondo; per tutto il resto ci sono gli ospedali privati, se puoi permetterteli. Ci hanno riso in faccia e detto che il rischio di rabbia era troppo basso per proseguire con la profilassi. Ciao e tanti saluti.

I luoghi noti

Sono posti dove sono già passati sia gli esploratori sia i pionieri, ma che cercano ancora di mantenere quell’idea di lontano ed esotico che tanto piace ai turisti.

Perché, diciamocelo, a nessuno piace l’idea di sentirsi un, uh, turista.

A tutti piace quella patina di polvere e sangue che si accumula nei posti dimenticati da Dio. Ma al turista piace anche l’acqua calda, l’aperitivo la sera. O il ristorante che fa quella roba locale che — non mi ricordo come si chiama — ma la fanno con i fagioli e quelle spezie vostre.

A questo proposito posso raccontarvi un evento accaduto circa quindici anni fa. Vivevo e lavoravo in Egitto, a Hurghada. La città era già completamente urbanizzata e c’era già tutto quello che un turista poteva desiderare: bar, pub, hotel, ristoranti di ogni tipo. Ma, a un tiro di schioppo, c’era il deserto.

Organizzavamo delle scampagnate verso il mitologico villaggio beduino che stava lì nelle vicinanze. I turisti ne erano estasiati: facevano un giro sul cammello, bevevano il tè alla menta con i beduini, si accendeva il fuoco e si mangiava persino qualcosa di preparato alla maniera tipica.

Se siete turisti e vi portano in giro a incontrare le “popolazioni incontaminate” — TM! — scappate il più lontano possibile.

A quei beduini le provviste venivano portate dalla città, in 4x4. I turisti arrivavano ogni giorno e tutto era preparato in anticipo: il cibo, i cammelli, le traduzioni. Tutto era pronto per accogliere i turisti.

E non può succedere quasi niente che non sia già previsto nello script: arrivate, bevete il tè, fate il vostro giro sul cammello, guardate il tramonto, cena e a casa.

È brutto?

No, ma dovete sapere cosa state ricevendo. È come guardare un film sulla Seconda guerra mondiale: non state combattendo voi, non rischiate nulla.

Un’altra cosa importante è comprendere che, anche in posti così, è possibile perdersi e avventurarsi.

Ad Hurghada, appena usciti dalla città, il deserto si estende quasi immediatamente per un sacco di spazio. Accompagnavamo dei turisti a guardare le stelle in mezzo al deserto; ci si accampava per un po’ e al mattino dopo si tornava indietro. Nessuno aveva il GPS sul telefono, ma in ogni caso non avrebbe funzionato: erano i primi anni Duemila.

C’era una luna fenomenale e decido che sarebbe stata una buona idea scorrazzare in giro per le dune, allontanandomi dalle persone accampate. Vado avanti per una mezz’oretta buona, fino a quando scopro di essermi completamente perso, senz’acqua, senza cibo e senza alcuna idea di dove fossero gli altri o la città.

La sensazione di essere persi di notte nel deserto è una roba da cagarsi addosso, perché sai che al mattino ci saranno temperature orrende e tu non hai da bere né ombra. E, a continuare a muoverti, rischi solo di infilarti ancora più a fondo nel deserto.

Poi, per fortuna, ho cercato la duna più alta che vedevo e ho visto in lontananza il bagliore dell’accampamento. Ma ero a una decisione stupida dal lasciarci le penne.

I non luoghi per turisti

Sono posti dove anche la patina di alterità è sparita, il posto è stato piegato così profondamente ai desiderata del turismo che spesso diventa irriconoscibile ai suoi stessi abitanti.

Esempi di questo fenomeno sono città come Venezia, ormai ridotte a un parco giochi per turisti, con ristoranti ovunque, negozi di chincaglierie, calamite, bambolotti, mascotte e altre stronzate da riportare a casa per riempire il vuoto compresso che riempie l’anima delle persone.

Sono non luoghi, nel senso in cui li intendeva Augé: posti come aeroporti, alberghi, autostrade, slegati da ogni tradizione e cultura, posti da cui gli abitanti scappano.

Affittano la propria casa su Airbnb, ma se ne vanno. Alcuni centri stanno diventando così: gli abitanti storici vengono fatti sloggiare dalla pressione economica di un’industria turistica che offre pagamenti molto più alti per le stesse case dove vivevano le famiglie.

Il risultato finale di queste dinamiche è Disneyland. Una città senza abitanti, creata per illudere i turisti di vivere dentro un sogno per qualche ora o giorno, pagato a peso d’oro.

Città dove non vive nessuno, perché nessuno vivrebbe mai in un posto del genere, ma i lavoratori arrivano da fuori e vengono costretti a mascherarsi e diventare figuranti disposti ad accontentare il turista in tutto e per tutto.

Vieni, Pippo, dai, fatti una foto con noi sotto il sole cocente. Ci sono 45 gradi qui in Florida, ma tu non ti preoccupare: tanto sei solo ricoperto di plastica, ti pagano 10 dollari l’ora quando va bene e dormirai in qualche catapecchia, ma a noi non importa una sega, perché siamo qui per goderci il posto; del resto non ci importa nulla.

Posti dove l’individuo che ci transita e ci spende del tempo è completamente astratto dal suo ambiente, non è assolutamente interessato a quello che sarà il futuro del posto e ha con lo stesso una relazione puramente transazionale.

Ci sono non luoghi che in passato, malgrado il loro essere semi-disabitati, sono stati luoghi, dove persone hanno vissuto, amato, costruito futuri e ricordato passati, ma poi, per qualche ragione — di solito per ragioni brutalmente monetarie — hanno cominciato ad attirare persone: prima esploratori, pionieri, turisti e infine, purtroppo, cavallette che divorano gli ultimi rimasugli di anima del posto.

La speranza è che, dopo il passaggio delle cavallette, possa rifiorire qualcosa dalle ceneri dei non luoghi: un fiore sulla tomba di antiche civiltà.

Chissà, l’eternità è un tempo molto lungo.

Kurdt.

P.S. Ho aperto un account su substack, non vi preoccupate, è gratis, come al solito, iscri-ve-te-vici. 

giovedì 11 dicembre 2025

Tutto porta frutto

 



 Ieri sera, una mia cara alunna mi ha scritto un messaggio, in realtà sono passati sette anni da quando per l’ultima volta è stata una mia alunna, eppure, lei si ricorda. E anche io mi ricordo perfettamente, per me, è ancora una mia alunna e lo sarà per sempre. Mi ricordo tanto bene che, l’ultimo giorno di scuola, avevo scritto questo articolo. In un modo che con il senno dell’oggi suona quasi profetico.

 Una bambina eccezionalmente intelligente che, ormai diciottenne decide di mandare un messaggio semplice, dove mi ringrazia per tutto quello che le avevo insegnato. Mi ha commosso nel profondo. Io a diciotto anni non avrei mai pensato di scrivere un messaggio alle mie maestre delle elementari, che, bontà loro, erano anche brave donne.

Eppure nello strano mescolarsi degli anni, dei ricordi, degli eventi, qualcosa sicuramente accade, e ci sono persone che ci rimangono impresse, persone che poi prendiamo ad esempio e modello.

A me è successo alle scuole medie, con un insegnante che si chiamava Pino Cara. Un insegnante, manco di ruolo, che lavorava in una piccola scuola della provincia di Cagliari nei primi anni novanta. Arrivava con una macchina tutta sferragliante, voci raccontavano che non avesse manco i soldi per la benzina, perché gli stipendi all’epoca arrivavano in ritardo, se non eri di ruolo. Eppure, in una classe come quella in cui stavo io, dove si andava letteralmente in giro col coltello e le risse capitavano ogni giorno, una classe dove la lingua italiana era al massimo tappezzeria, questo povero cristo ci era caduto.


E ricordo con chiarezza l’assoluta determinazione di quell’uomo nell’insegnarci qualcosa, non per forza qualcosa che avesse a che vedere con la lingua italiana, ma voleva insegnarci qualcosa, perché, santi numi, qualcosa da insegnare lo aveva Pino Cara, e lo avrebbe fatto.

Avrebbe insegnato ad una classe di criminali, o quasi, che non c’era bisogno di studiare l’italiano per essere degni di riconoscenza umana, che anche quello che non faceva dei grandi temi poteva avere intuizioni poetiche, che riparare un motore valeva almeno quanto saper scrivere una lettera e che tutti, tutti senza eccezione facevano parte di quella classe e dovevano rispettarne le regole di umanità e decenza. 

 E se non capivamo, ci spiegava di nuovo, s’incazzava anche, Pino Cara, tanto da farsi venire le vene tutte rosse sul collo e far piombare un silenzio metallico sulla classe intera. Ed era capace di gentilezza, trovava le pietre preziose nascoste nell’umanità quell’uomo, dentro persone che nemmeno sapevano di nascondere un filone d’oro.

 Tutti volevamo bene a quell’insegnante. Tutti abbiamo imparato qualcosa, soprattutto quelli con un percorso scolastico cesellato di insuccessi. Per loro Pino Cara era stato il miglior insegnante del mondo.

E io? Beh, sono passati trent’anni e vi sto raccontando di lui. Quanto mi piacerebbe fargli sapere tutto quello che ha significato per me, per tutti gli altri. Sono certo che lo renderebbe felice.

E questo per dire che anche se non ce ne rendiamo conto,
tutto porta frutto, veniamo lentamente macinati dal tempo e dallo spazio, ma quello che facciamo non sparisce, diventa polvere che concima l’universo. Non è una questione di debiti e crediti, la gentilezza si espande. La immagino un po’ come lanciare un sasso nello stagno, dal punto in cui avviene si espandono onde concentriche, conseguenze, che proseguono per sempre.
Per sempre suona come un sacco di tempo, perché lo è. Molto tempo dopo che voi sarete morti, le conseguenze delle vostre azioni continueranno a riverberare.

Sono cose che ho sentito spesso dire, quando ero più giovane, ho sempre pensato che fossero sciocchezze, sapete?
E ora, che lentamente ma inevitabilmente assisto alle conseguenze di quello che ho fatto presentarsi, ora che vedo i germogli di quello che ho fatto e che continuo a fare, germogliare e crescere, ho capito che no, tutto quello che facciamo porta frutto, siamo figli di quello che è successo prima di noi, lasceremo qualcosa dopo.

Kurdt.

domenica 21 settembre 2025

Charlie Chi?

 


 

Scrivere è questa attività  per la quale ti siedi, guardi il foglio, pensi qualcosa e,magicamente, quella cosa appare, mentre il foglio sparisce.

Ma noi abbiamo più fretta di ottenere risultati, risposte immediate, repentine, aiutaci intelligenza artificiale, altrimenti come potremmo aspettare dieci minuti con le mani in mano? 

E questo galoppare a tutta velocità ci sta portando dritti dritti verso il burrone, perché la lentezza, per quanto sorella della noia, è anche l'unica cosa capace di rendere il pensiero profondo e capace di guardare oltre. Se voglio risposte rapide, generalmente, le avrò, ma come diceva Guzzanti:

"la risposta è dentro di voi, ma però è sbagliata"

E tra tutte le risposte, quella violenta è la più rapida, la più sognata, oltre ad essere anche la più sbagliata. Sbagliata non per forza da un punto di vista etico, voglio dire, se venisse fuori che sacrificando a Chtulhu dieci gattini si potesse salvare un milione di persone, lo faremmo e non credo sarebbe immorale. Sarebbe terribile, sarebbe anche ingiusto, ma lo faremmo. Peccato che nella realtà non funziona così, ogni bastonata genera due bastonate, ogni bombardamento, in un modo o nell'altro, ne genera altri. Una guerra inevitabilmente genera semi di rancore nel vinto, che poi germoglieranno in altre guerre, in un modo o nell'altro. 

A proposito di violenza, direi che è il caso di parlare di quello che sta succedendo negli USA, che quando si parla di violenza non sono secondi a nessuno, sia che si tratti di una classe di bambini indifesi, di CEO di qualche orripilante megacorporation, o un tizio che arringa le folle per aizzarle contro qualcun'altro. Sono violente le aziende che puntano solo al soldo per trasformare i pazienti in clienti, e che se il paziente cliente non ha abbastanza soldi, lo scaricano sul marciapiede, sono violenti i predicatori che raccontano di come, nel regno di Dio, si, ci puoi entrare, ma solo se doni tutti i tuoi averi alla nostra chiesa, che Dio non viaggia certo in economy, ed era violento il tizio che ha sparato a Charlie Kirk,  con una famiglia adoratrice delle armi che gli aveva spiegato, da quando è nato, che i problemi c'è un solo modo di risolverlo, a fucilate. Una famiglia, appunto, come dicevamo, violenta. 
Era violento anche Charlie Kirk, che sosteneva che per il bene del secondo emendamento, lo si potesse innaffiare, di tanto in tanto, con il sangue, non importava se innocente, era un prezzo giusto da pagare. O tante altre, pessime idee
E la violenza, la rabbia, si espandono,  alcuni si illudono di poterla circoscrivere e rinchiudere lontano da loro, magari creandosi degli splendidi castelli con profondissimi fossati e grandi torri di guardia,  la violenza là in alto, prima o poi ci arriva.
 Se chiedete ai violenti, nessuna di loro vi dirà di esserlo, fanno tutto solo per autodifesa, se non mi credete, chiedete a Hitler, uno deve pur poter difendere il proprio spazio vitale, no? Ma provate a chiedere in giro, scoprirete che nessuno, nessuno, nemmeno il cannibale di Milwalkee, guarda a sé come ad una persona cattiva, al massimo una persona che sbaglia. Tutti hanno una storia che giustifica quella violenza, e di solito è una storia che suona più o meno così: 

"Io non facevo niente di male, 

Ma è arrivato quel tizio lì

uno straniero, diverso,

uno che parlava strano, non lo capivo,

e mi ha detto qualcosa 

non potevo lasciar perdere 

voi lo avreste fatto? 

E così ho dovuto... 
 

Riempite pure a piacere il seguito. Fatto sta che la responsabilità della violenza ricade tutta su questo straniero, su questo diverso, perché io, io no, non avrei potuto fare nient'altro. La violenza, nella mente di alcuni è l'unica risposta. 

Questo è un metodo eccezionale per fare quello che vi pare senza nemmeno accorgervi di farlo. Basta decidere che una  categoria di persone sono i "nemici" accusabili di ogni male che colpisce la società, ed ecco che a quelli potete fare qualsiasi cosa, senza per questo essere in torto, mai

Dopotutto vi state difendendo, voi. Nessuno accuserebbe uno che si sta difendendo, al massimo si può dire che sta esagerando con la difesa, ma è una cosa da poco. 

Il gruppo che si sceglie come vittima deve essere in contemporanea potentissimo e incapace, abilissimo e stupido, nascosto ed in piena vista. Perché per funzionare questo trucco deve poter applicare l'etichetta di nemico a chiunque, in qualsiasi momento. 

Se guardate agli Stati  Uniti vedrete chiaramente come queste etichette vengano applicate ormai a chiunque vada anche di pochissimo fuori dalla linea accettata dall'amministrazione centrale 

- Antifa 

- Trans

-Estremista di sinistra

-Terrorista 

E anche quando la persona che si desidera accusare non rientra in nessuna di queste categorie, viene comunque obbligata ad entrarci, perché per un regime fascista (si, gli USA questo sono, non aspettatevi nuove elezioni presidenziali senza violenza, d'ora in poi) la cosa più pericolosa di tutte è il dissenso, qualsiasi differenza di opinione, anche piccola, tra il leader e la popolazione, va schiacciata perché non si espanda.

Peccato che non possa durare, perché via via che si tagliano via pezzi di popolazione da accusare di ogni male, la società stessa marcisce, la paranoia prende piede, la delazione si diffonde anche tra le mura di casa (pensate solo all'Urss stalinista). 

Mi viene in mente quella storiella che fa più o meno così: 

Un uomo cammina per le strade di Belfast quando, all’improvviso, qualcuno gli punta una pistola alla testa:


— «Sei cattolico o protestante?»


— «Cattolico.»

Il tizio con la pistola sorride:
— «Anch’io! Romano o maronita?»
— «Romano.»
— «Anch’io! Del Sud o del Nord?»
— «Del Sud.»
— «Anch’io! Dublino o Cork?»
— «Dublino.»
— «Anch’io! Quartiere Nord o Quartiere Sud?»
— «Quartiere Sud.»
— «Anch’io! Parrocchia di San Michele o di San Giuseppe?»
— «San Giuseppe.»

Il tizio si fa scuro in volto, digrigna i denti e urla:

 Muori, sporco traditore --

E se pensate che dalle vostre parti non possa succedere, perché Noi? Non non siamo mica come loro! Allora non avete proprio capito niente. 

sabato 7 dicembre 2024

Di Ceo morti e altre fregnacce

 

 

 Un paio di giorni fa hanno ucciso a pistolettate il capo di una grossa assicurazione sanitaria, in pieno centro a New York. Sui proiettili il killer aveva inciso :"Delay, Deny, defend"  (Ritarda, nega, difendi

 una citazione del libro Delay, Deny, Defend: Why Insurance Companies Don't Pay Claims and What You Can Do About It 

Ritarda, nega, difendi: Perché le compagnie assicurative non pagano i risarcimenti e cosa puoi fare a riguardo.

Un libro che parla di come il sistema sanitario americano, il più costoso al mondo, sia basato su compagnie private che non hanno alcun interesse nella salute della popolazione. Hanno un incentivo economico a fregarsene

Pensate che "non è vero, perché se non mi piace la mia assicurazione sanitaria, allora posso andare e cambiarla e loro impareranno che non è così che si fa, cattivi, tò, tò" ?

Una cosa che funziona solo nelle fantasie bagnate dei troppo giovani, o in alternativa, dei cretini. O dei giovani cretini. Prova ne sia che gli americani pagano più di tutti gli altri sia in termini assoluti che in termini percentuali, circa il 16% della spesa finisce direttamente in salute, con risultati discutibili. 
Ma non siamo qui per discutere il sistema sanitario americano, la premessa da cui parto è che sia disfunzionale è aggiunga una quantità enorme di spese amministrative (2500$/anno) al sistema sanitario che non esisterebbero se venisse gestito come sono gestiti i sistemi sanitari nazionali. Per dire, il Canada, a poca distanza, paga solo 500$ all'anno di spese amministrative pro capite, una differenza mostruosa. Tenete conto che l'Italia spende circa 2500$ di spese sanitarie pro capite, IN TOTALE. 

E sono obbligato ad aggiungere che, il sistema sanitario nazionale è in gran difficoltà perché mancano le risorse. Risorse che andrebbero cercate dove i soldi ci sono, strappando il cuore agli evasori. 

Ma figurati. Ci vediamo al prossimo condono tombale, quando ci spiegheranno che il problema sono, non so, i medici. O gli insegnanti.
 
Comunque, il tizio che ha ammazzato il presidente della United Healthcare è diventato in pochissimo tempo un eroe nazionale, ci vuole poco per capire il perché, posso ben immaginare come ogni famiglia abbia avuto delle storie dell'orrore negli ultimi dieci anni.Da destra a sinistra, la popolazione americana odia le assicurazioni sanitarie.

E così, quando in un paese dove tutti sono armati, qualcuno ha deciso di agire in maniera diretta. O almeno così pare. E la distanza tra istituzioni e popolazione non potrebbe essere più evidente. La popolazione inneggia all'assassino come ad un nuovo eroe popolare, mentre i ricchi lo considerano un criminale, il peggior criminale, perché colpisce direttamente loro, non i poveri del ghetto, ma loro, i ricchi, i potenti. Che non dovrebbero avere nulla da temere.

Detto questo, magari mi sbaglio, però per quanto affascinante, la teoria che l'assassino sia un tizio qualunque arrabbiato contrasta con l'esecuzione professionale dell'azione. Un azione pianificata nei dettagli, da qualcuno che sapeva dove trovare l'obiettivo, che ha sparato senza esitazione e poi si è fatto di nebbia in pochissimo tempo.
I ricchi hanno sempre avuto un sacco di nemici, gente che magari non ha remore ad investire dei soldi per, diciamo, risolvere i problemi.   Questo non cambia l'assoluta gioia con cui è stata accolta la morte del tizio dalla popolazione, su reddit non ho visto nessuno difenderlo, il post di cordoglio che l'assicurazione aveva messo su Facebook è stato chiuso, la risposta prevalente era la risata.
E magari se non la paura, sapere che la popolazione tutta riderebbe e gioirebbe della tua morte, quello magari un po' di effetto te lo fa ugualmente, anche se sei ricco e senza scrupoli. Se non altro perché ti sta indicando che il pentolone della pressione sociale è al limite e non c'è nessuna valvola di sicurezza per ridurla, anzi, i piani dell'amministrazione Trump indicano chiaramente l'opposto.

Ma se gli americani odiano così tanto gli oligarchi, le assicurazione e i ricchi, perché mai hanno eletto Trump?

Trump è un rivoluzionario. O almeno ha l'aura del rivoluzionario, parla come uno che non è parte di quell'ambiente, è bravissimo a vendersi come uno che può "bonificare la palude" intendendo il governo degli Stati Uniti.  Aggiungeteci che è bravissimo a raccontarsi come l'ultima venuta di Cristo signore e avete un candidato ideale per tutti     quelli che s'interessano alla politica una volta ogni quattro anni. Un Berlusconi geneticamente modificato con ancora meno etica.

Un tizio che ha scelto nella sua squadra di governo solo gente oscenamente ricca e ha dichiarato che, l'obiettivo  del suo governo è quello di ridurre le tasse, tagliando i servizi. Ha persino messo un altro pomposo cretino, Elon Musk, a capo di un'agenzia per ridurre le spese del governo.  E se credete che taglieranno le spese dell'esercito, ho un colosseo poco usato, chiavi in mano, da vendervi.

Quando gli americani si renderanno conto che stanno venendo tagliate le poche cose che evitano di crepare a loro e ai loro cari (Medicare/Medicaid/foodstamps) la situazione si farà esplosiva nella nazione con il maggior numero di armi pro-capite e un livello di ignoranza misurabile in Sievert. Le persone infuriate vorranno un colpevole e, potete scommetterci, il dito verrà puntato su tutti, gli immigrati cattivi, i cinesi, gli stranieri che importano merci nel nostro paese!

Tutti verranno citati, salvo i veri colpevoli, gli unici in fondo, che, da questa situazione ci hanno guadagnato. E se anche così la popolazione non si sarà calmata, perché comunque di mangiare, che vi piaccia o no, è piacevole.

Allora si fa la guerra, un modo vecchio come il cucco per far fare soldi ai ricchi e far stare zitti i poveri.


La mia speranza è che, prima che si arrivi a questo gli americani capiscano da dove arrivano i loro problemi e, in un momento di estrema lucidità, spingano il paese verso un futuro pacifico e progressivo.

L'alternativa è agguantare la pistola, results may vary.